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Legislazione

Le monete complementari, dunque, non si propongono come alternative alla moneta vigente, né come esterne al mercato.
Esse si inseriscono piuttosto all’interno del sistema economico e lo completano – da qui deriva anche il termine “complementare” – in quanto soddisfano quella fetta di mercato composta da operatori economici privi di liquidità.

Le monete complementari vengono quindi utilizzate come strumento di pagamento e come unità di conto all’interno di un sistema di baratto intercorrente tra una pluralità di operatori economici aderenti ad un determinato circuito. Per questi motivi il sistema delle monete complementari rientra a livello normativo nella figura del contratto di permuta (disciplinato dall’art. 1552 Codice Civile), ovvero quel rapporto che consiste nello scambio reciproco di cose tra due parti, conosciuto appunto, più semplicemente, come baratto.

Gli operatori economici aderenti, dunque, vendono all’interno della comunità di scambio i beni e servizi che sono in grado di produrre nell’esercizio della loro attività economica e si fanno pagare dagli acquirenti in moneta complementare. Tale operazione viene poi registrata sulla piattaforma personale dell’aderente come un credito: in questo modo, infatti, acquista un credito spendibile all’interno della comunità pari all’ammontare del valore del bene o del servizio offerto, che potrà poi utilizzare per acquistare a sua volta beni e servizi presso un altro aderente ad un circuito.

Il vantaggio di tale sistema consiste nel fatto che le imprese possono sfruttare la loro capacità produttiva (quindi la loro liquidità potenziale) acquistando beni e servizi di cui hanno bisogno anche in mancanza di liquidità, senza dover ricorrere a rateizzazioni o a prestiti, che a loro volta possono generare interessi.

Inoltre, rispetto alla permuta bilaterale, consente di effettuare delle transazioni economiche non direttamente con la controparte dello scambio – la cui prestazione potrebbe non direttamente tornare utile – ma, proprio grazie all’impiego della moneta complementare, consente di scambiare con qualsiasi aderente al circuito che meglio possa soddisfare i propri bisogni.

Il Codice Civile italiano prevede la possibilità il reciproco trasferimento di beni o servizi, in quanto trattasi di ‘permuta’: art. 1552 c.c..

In conclusione, nei sistemi di moneta complementare basati sul baratto multilaterale e multitemporale, il cedente del bene o il prestatore di servizio, riceve, dal cessionario o committente, il diritto a potere acquistare, in un secondo tempo, beni e/o servizi di pari valore, offerti dai soggetti al medesimo circuito; il cessionario o committente, invece, assume l’obbligazione di cedere beni o prestare servizi, in futuro, di pari valore, verso qualunque appartenente al circuito.

In buona sostanza il venditore acquisisce un credito di pari valore ai beni ceduti o ai servizi effettuati, mentre l’acquirente/committente assume un debito di pari entità; con la particolarità che il rapporto obbligatorio sorgerà non fra di essi, ma fra ciascuno di essi ed il circuito considerato.
La giurisprudenza è pacifica nel riconoscimento della possibilità che una parte esegua immediatamente la sua prestazione e l’altra rimandi ad un momento successivo la sua controprestazione (ex multis: Cass. Civ., Sez. I^, n. 5695 del 23.10.1980; Cass. Civ., Sez. II^, n. 8118 del 20.07.1991; Cass. Civ. n. 10256/1997; Cass. Civ., Sez. II^, n. 5322 del 29.05.1998; Cass. Civ., n. 11986/1998; Cass. Civ., n. 5494 del 12.04.2011).

Ogni qual volta effettuerete una consegna di un bene o servizio all’interno del circuito, vi basterà inserire in fattura, nello spazio in cui generalmente sono indicate le modalità di pagamento, la seguente dicitura:
“pagamento effettuato tramite adesione al Sistema di compensazione merci e servizi SPS”.

Per quanto riguarda gli aspetti fiscali e normativi, le operazioni fra aziende sono regolate in Italia da un’apposita normativa. Essa prevede una regolare emissione di fattura da parte dell’azienda che consegna i beni e servizi all’azienda che la riceve, riportando un’apposita dicitura che identifica la transazione.

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